Intrigante fascino Toscano

Circondato da un grande uliveto, il casale a Prato di Rossella Tesi, esperta restauratrice di dipinti antichi, è un’affascinante combinazione di oggetti acquistati presso antiquari italiani o mercati locali.

particolare

Intrigante, ricco di spunti suggestivi, per certi versi misterioso. Il casale di Rossella Tesi è permeato da quell’alone di fascino intrigante che deriva anche dalla professione da lei esercitata. Rossella è infatti una restauratrice di dipinti antichi, di cui l’abitazione è piena. La casa si trova a Prato, sulle pendici dei monti della Calvana, in un grande uliveto a terrazzamenti in pietra alberese, la stessa con cui è costruito il Castello dell’Imperatore, celebre monumento della città.
 

Cucina

Il podere, denominato la Rimpolla, a causa dell’antica sorgente d’acqua che riforniva l’acquedotto pratese, è stato costruito a schiena d’asino e convoglia le acque in due canali che corrono lungo i muri laterali dell’uliveto, oramai nascosti dalla vegetazione del bosco. Da qui si dominano i tetti della città e la visuale si allarga a sud fino alle colline del Montalbano e, a ovest, fino a Serravalle pistoiese. Alla casa si arriva con una strada che si snoda ripidamente fra alti muri di contenimento di pietra murata a secco e, attraverso un arco, si arriva nell’aia delimitata, a destra, da un alto muro e da tre edifici sugli altri lati che sono internamente collegati fra di loro a livelli diversi, poiché sono stati costruiti seguendo l’andamento della collina.
 

credenza

L’intento del progetto curato dall’architetto Maurizio Barili è stato quello di recuperare e valorizzare l’edificio evidenziando i volumi del più antico e significativo impianto medievale. Per rendere possibile tutto ciò, la proprietaria si è avvalsa delle maestranze del gruppo Edilzona, esperto in ristrutturazioni di antichi edifici, che ha recuperato materiali consoni alle peculiarità della costruzione, come pietra, cotto e legno dislocati in piani diversi.
 

“Non si sarebbe potuto ottenere il risultato che volevo”, afferma la proprietaria, “se non avessi incontrato un amico che ha la competenza che viene da due generazioni di pittori: Leonardo Valmori. La casa presenta quindi un’ampia rassegna di finiture, stoffe (quasi sempre di lino grezzo o velluti e acquistate a Prato), arredi di aspetto povero e sempre provenienti da mercati dell’antiquariato (Arezzo, Pistoia, Lucca, Firenze, Parma) o trovati presso antiquari che hanno condiviso con me questa divertente ricerca a Prato, a Firenze ma anche a Catania!”.

scale e salotto

L’ingresso principale, situato sotto il portico dell’edificio principale prospiciente l’aia, è perno e anima della casa: qui la scala che conduce al piano superiore s’intravede da quattro aperture ad arco ribassato sulla destra e passa sul ballatoio di legno che porta alla zona notte dei padroni di casa. Il motivo decorativo della ringhiera di ferro di colore ruggine è stato ripreso da un modello tipico presente nella città. Questo ambiente è pavimentato con grandi mattonelle di cotto di recupero e arredato con una scrivania del secolo scorso, con ripiano in zinco. Sopra di questa ci sono quattro lampade gemelle fatte con capitelli di legno rovesciati con paralumi intonati e fatti su misura.
 

sala da pranzo

L’applique di ferro che illumina il ballatoio a grandi foglie proviene da un mercatino della zona, come quasi tutte le appliques di ferro della casa. Un grande quadro sulla sinistra del pittore Amedeo Lanci domina tutta la parete. Attraverso due scale si entra nella sala da pranzo, dove si trovano un camino in pietra chiara, sormontato da una cornice in cartapesta dorata, e due poltroncine dipinte e rivestite di una stoffa a righe di velluto e lino. Al centro, un tavolo ovale con sedie provenienti dal mercato antiquario mentre, sull’altra parete, un mobile di legno povero contiene una raccolta di ceramiche bianche. Su un vecchio tavolino da esterni molto arrugginito ci sono poi vecchi barattoli da farina della nonna, mescolati ad altri pieni di dolci. Sulle pareti spicca una raccolta di 20 disegni di Erminio Fanti, pittore fiorentino dell’800, che rappresentano i colli romani. La grande cucina, che ha le insolite dimensioni di 3,5 m di larghezza x 14 m di lunghezza, ha una parete occupata da un grande abbeveratoio a 5 buche, che proviene da una casa colonica.
 

salotto

La sala da pranzo, situata in quello che era un ricovero per gli attrezzi agricoli, è interamente in pietra mentre, nel salone centrale, divani di forma essenziale e foderati di lino grezzo assieme a 4 pouf, sono posizionati al centro come un’isola per la conversazione, illuminata simmetricamente da quattro luci. A sinistra spicca un mobile provenzale del 700, sul quale poggiano due vasi in cotto dipinti e trasformati in lumi, con, al centro, un ricordo di viaggio, ovvero un piatto di vetro soffiato.
 

divano

Alla zona notte è dedicato tutto il primo piano, con la camera padronale dominata dal grande letto con baldacchino a pagoda, un disimpegno, lo spogliatoio e il bagno che ruota intorno ad una vasca di ferro posizionata centralmente vicino alla finestra per potere godere del panorama. Ritornando sul ballatoio si sale dalla scala a chiocciola e si entra in un piccolo corridoio che porta alle camere e al bagno della torretta. Anche qui i letti di ferro sono antichi e a baldacchino, mentre la biancheria, le tappezzerie e le trapunte sono di colore rosso a contrasto con le pareti.
 

 
 
 

Articolo originale: “Intrigante Fascino Toscano”, pubblicato sul numero di febbraio 2014 di Ville & Casali (n°14, anno XXV). Anteprima esclusiva per il Dalani Magazine
Crediti fotografici: Francesca Anichini
Testo: Aldo Mazzolani

Margot Zanni

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