Sorelle Passera - Ricette, ricordi e generi di conforto

Sorelle-Passera, Ricette, Cucina, Design, Casa

Il valore intrinseco del cibo nella società contemporanea? Il piacere di mangiarlo! Sembra facile a dirsi. Non nel panorama mediatico attuale, in cui quello gastronomico è diventato un fenomeno di costume inarrestabile. Un filone degno di una soap opera, con risvolti “drama” più frequenti di quanto ci si aspetti, dove il gusto genuino lascia spazio a onnipotenti, e onnipresenti, chef super stellati alle prese con aspiranti cuochi, tanto appassionati quanto bistrattati. E all’improvviso, quando ogni slancio creativo fai-da-te si fa più timido per una sorta di sensazione di inadeguatezza di fronte a tanta arte, un’illuminazione apre la strada al colorato suono di Sorelle Passera. Dalani ha incontrato coloro che hanno rivoluzionato l’universo del food style semplicemente restituendogli la dimensione che gli appartiene.

Sorelle Passera: Tv, musica e la rivoluzione del cibo

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Polpettine paglia e fieno

Sorelle Passera diventa anche il nome di un sito dedicato al cibo, lanciato alla fine del 2014, da Marisa e Gigi. Cosa aspettarsi da quello che si potrebbe pensare come portale patinato di due “celebrities”? Marisa, voce e carisma di Radio Deejay, si è spesso alternata tra radio e Tv, spaziando da programmi quali “Sanremo in Aria” e “Dispenser” a veri cult televisivi come “Cronache marziane” e “Very Victoria”. Con lei nell’avventura di Sorelle Passera, sua sorella Gigi, scrittrice e autrice televisiva. L’effetto sorpresa è sicuramente uno dei piatti forti. Scampato il pericolo di trovarsi di fronte a ricette con ingredienti quali il cocomero Dansuke, proveniente dall’isola di Hokkaido, o i funghi Matsutake, consigliati dai soliti chef superstar per dare alle proprie specialità “quel tocco in più” (come se si trovassero tranquillamente nel mercatino sotto casa del mercoledì), lo scoop è proprio quello di riscoprire che ogni alimento ha la propria dignità.

Ricette, ricordi e generi di conforto

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Sacro cuore

Esplorando il sito Sorelle Passera si ha subito la percezione di abbandonare la “pesantezza” concettuale che oggi accompagna il mondo della cucina, tra chef superstar, reality con sfide condite da insulti e piatti presentati come opere d’arte. Ciò che qui conta è invece il piacere di mangiare. Senza prendersi troppo sul serio.

E’ questa la Sorelle Passera philopopshy?

Marisa:Certo! Noi non siamo chef e quindi possiamo tranquillamente permetterci di non essere rigorose. Se Carlo Cracco dovesse cucinare con noi diventerebbe afono da quanto dovrebbe gridarci dietro. Per me il cibo è sempre stato un incantesimo, un innamoramento per ogni sapore nuovo che scoprivo e la creazione poi di relazioni che durano una vita. Di fatto è il modo più naturale che conosco per dare e ricevere cura e amore, e resta comunque e sempre il mio gioco preferito“.

Gigi:Quando la fata madrina ha distribuito i suoi doni battesimali, mi ha dato in dote il talento per l’ospitalità. Sono cintura nera in accoglienza e di mestiere non faccio certo lo chef. Prendermi cura delle persone, preparando cose buone e creando per loro un’oasi di conforto, è il modo più sincero di comunicare che conosco“.

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Roastbeef assoluto

Un piatto forte del sito Sorelle Passera è sicuramente lo story telling che accompagna ogni ricetta. Passando attraverso citazioni musicali e memorie poetiche. Non esiste cibo senza emozione?

Marisa:No, non esiste. Per me il bacio sulla fronte che la mamma mi dava quando da piccola voleva sentire se avevo la febbre equivale in affetto ad un cucchiaio di purè. Hai presente quella storia di Proust e le madeleines? Ecco, ogni cibo per me è legato indissolubilmente alle persone e ai luoghi che ho amato, è un teletrasporto delle emozioni che ti porta ogni volta dove volevi essere“.

Gigi:Il cibo è sì emozione ma anche memoria, futuro, sentimento. Il cibo è il collante più forte di tutti, capace di cementare ogni relazione in semplicità. Se fossi l’Imperatore del mondo userei proprio il cibo per sancire alleanze e suggellare trattati. Insomma, ogni scusa è buona per fare festa“.

Sorelle Passera: emozioni da cucina

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Se ti tagliassero a pezzetti

Ricordi e emozioni sotto forma di ricette, in cui ogni ingrediente racconta la propria storia attraverso un gioco di citazioni e memorie che appartengono ad ognuno di noi, vero punto di forza del sito Sorelle Passera. Come con quel “Se ti tagliassero a pezzetti”, dove il nome della ricetta è in grado, con un semplice omaggio canterino a Fabrizio De André, di catapultarvi in un mondo tanto personale quanto poetico, per rappresentare alla perfezione la storia di un piatto.

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Se ti tagliassero a pezzetti

Il tutto farcito da una presentazione al tempo stesso eccessiva e raffinata, barocca e istintiva, tra sacro e profano. E pensare che si tratta di un’insalata…

Sorelle Passera: design da mise en place

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Dolcetti for tea and for two

Sorelle Passera è strutturato come un percorso in una casa. Un dettaglio che a noi di Dalani non poteva sfuggire. Ce lo raccontate?

Marisa:Per me la casa è fondamentale e me la “porto” sempre dietro, è il mio guscio di chiocciola pieno zeppo di cose. Mi ricordo che Salvador Dalì nella sua casa al mare aveva fatto costruire per Gala una stanza a forma di conchiglia in cui lei si rifugiava quando era arrabbiata o annoiata dalla confusione surrealista che aveva attorno. Il mio rifugio è la cucina, chiudo la porta, apro le finestre, cucino e mi placo.  Il salotto invece è il posto degli amici, della famiglia, in cui condividere cibo e parole e musica, ma anche il luogo perennemente in movimento della sperimentazione: sposto i mobili anche di notte, faccio decorazioni di Natale sul camino anche ad agosto“.

Gigi:Al contrario di mia sorella, io sono molto più casalinga, nel senso di stanziale. La casa è il mio luogo preferito al mondo, nido e porto sicuro per me e per tutte le anime affini. Una casa molto vissuta e frequentata, il cui cuore pulsante, la stanza dei bottoni, è proprio la cucina. Mi piaceva l’idea di aprire a tutti le porte di questo centro d’accoglienza affettuoso, anche se solo virtualmente“.

Pianerottolo ci appare come luogo dei ricordi e delle emozioni. Come mai questa associazione? (Spesso il pianerottolo è immaginato quale cornice di saluti glaciali e pettegolezzi veloci)

Marisa:Il pianerottolo è il confine tra la protezione della casa e la scoperta, è la porta di accesso al mondo esterno, che è pieno di sorprese, di posti meravigliosi da visitare e di cibi nuovi da mangiare. Mia nonna sotto al letto teneva sempre una valigia pronta per partire in qualsiasi momento, e io sono come lei anche se poi torno sempre con il triplo di valigie piene di quello che ho trovato in giro: tappeti dal Marocco, tazze dallo Sri Lanka, bicchieri dalla Francia. Una volta sono tornata da New York con un cestino da pic nic come bagaglio a mano con dentro un contenitore per pane in latta degli anni 50 che conteneva una brocca a forma di ranocchio. Ai controlli dell’aeroporto non ci volevano credere“.

Gigi:Mi diverte definirmi una “fantasista da divano”. Viaggio incessantemente da quando sono nata, sdraiata comoda comoda con gli occhi rivolti al soffitto. Le possibilità di esplorare le galassie sono pressoché infinite. Il pianerottolo per me è proprio questo: un portale spalancato sulle meraviglie del mondo che possono essere vissute anche da casa, grazie alla fantasia, ma anche grazie al web e ai consigli di viaggio di mia sorella, per dire“.

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Una grande assente, in tale contesto: la camera da letto. Esiste un rapporto tra cibo e lenzuola?

Marisa:Io mangio spesso a letto, ho tutta una collezione di vassoi giganti che poi non so mai dove sistemare. Mi piace fare a letto la colazione delle domeniche di inverno, guardando i film. La colazione a letto è il lusso più bello che ci sia, la sanno preparare anche i maschi! Ma devo dire che anche gli attacchi improvvisi di fame notturna a casa mia si trasformano in picnic stendendo una tovaglia sul copriletto“.

Gigi:La camera da letto per me è, ancora una volta, il luogo del sogno e dell’immaginazione. Il mio letto assomiglia a una zattera: è balinese di legno scuro, a baldacchino, con appese mille lanterne cinesi, orishas di Bahia e mazzetti di erbe e fiori propizatori raccolti nella notte di San Giovanni. La prima volta che ho invitato a cena il mio compagno, ho apparecchiato a letto. Le lanterne, il cibo buono, la musica giusta… naufragare insieme su quella zattera è stato davvero romantico“.

Dimmi come mangi e ti dirò chi sei

Dalle cipolle caramellate al panino alla banana. Ogni cibo può avere una dignità creativa. E su tale filosofia si basano una serie di rubriche ad accompagnare le ricette di Sorelle Passera. Da “Bella ciao aka “I racconti dell’hangover”, in cui si presentano i piatti più improbabili , piccanti, grassi, fritti e esagerati, perfetti per far fronte ad un dopo sbornia, a Marisa goes Martha (Stewart), dove l’istrionica padrona di casa insegna a circondarsi di cose belle, sempre legate alla convivialità.

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Roastbeef assoluto

In “I heart nonna”, piccoli racconti gastro-sentimentali in formato video tutorial raccontano le ricette della tradizione famigliare. Di Marisa e Gigi, certo, ma anche di alcuni ospiti illustri. Un vero spettacolo già in grado di reggersi semplicemente grazie ad un “Incipit” nel quale ad andare in scena è il rapporto tra due sorelle. Sorelle Passera: due mattatrici che sembrano uscite da un fumetto, mentre si burlano ironicamente dell’immagine da pin up casalinga e stereotipata dal gusto retrò, richiamando, più o meno consapevolmente, la comicità da duo tipica di un certo avanspettacolo.

Chi è la più golosa di voi e, al contrario, chi è tra le due quella che più spesso si trova a dire “Questo proprio no”?

Marisa:A parte negli sport, nella vita sono sempre favorevole al no limits. In genere preferisco i piatti più old school, ma mi piacciono anche le ricette super elaborate e complesse degli chef se riesco a riconoscerne tutti gli ingredienti e i sapori. In Cina una volta ho detto no ad uno spiedino di stelle marine, non ho mai mangiato una merendina confezionata ma, per il resto, davanti al cibo mi prende una sorta di euforia che elimina qualsiasi freno“.

Gigi:La mia curiosità verso il cibo non conosce limiti né frontiere. In cucina, come nella vita, sono per il metissage. Esploro senza sosta i negozietti etnici alla ricerca di ingredienti sempre nuovi. La mia ultima epifania culinaria? Spaghetti aglio, olio, peperoncino e katsuobushi, ovvero quelle saporite scaglie di pesce secco usate in Giappone per preparare il brodo. Aggiunte a un alimento caldo si muovono per effetto del calore, sembra di mangiare qualcosa di vivo. Una ricetta facile facile, buona e di grandissimo effetto“.

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Do the funky chicken

Una domanda per esperte musicali. Brunch mondano, cena romantica (La prima in assoluto, quella in cui grandi chiacchierate lasciano il posto a imbarazzanti silenzi), spuntino di mezzanotte in solitaria (Uno di quelli compulsivi, che mai racconteremmo a nessuno). Ci suggerite la colonna sonora migliore per ognuna di queste occasioni?

Marisa:Brunch mondano: Betty Everett – Shoop shoop song; cena romantica: Cake – Strangers in the night; spuntino di mezzanotte: Rufus Weinwright – Cigarettes and chocolate milk“.

Gigi:Brunch mondano: Nakamarra – Hiatus Kayote; cena romantica: Really Love – D’Angelo; spuntino di mezzanotte: Sweet Thing – Chaka Khan“.

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Carasau turista per sempre

Per concludere, passiamo all’attualità: Massimo Bottura, chef super stellato, in una recente intervista a “Che tempo che fa” ha dichiarato che la vera cottura di un cibo, quella giusta per esaltarne il sapore e le proprietà, possa durare oltre trenta ore. Come declinereste questa teoria nella Sorelle Passera Kitchen Stylosophy?

Gigi:Anche io sono per la lentezza, in cucina e come stile di vita, ma se Bottura volesse mai invitarmi al suo favoloso desco, ecco credo che per quella volta sarei davvero velocissima ad accorrere“.

Marisa:Quello che posso affermare con certezza è che potrei mangiare esaltandomi per trenta ore filate la cucina di Massimo Bottura, che è un genio vero. Per il resto, al mio massimo, mi posso spingere a cuocere il ragù lentamente per ore mentre la casa si riempie di profumi e di ricordi“.

Le ricette delle Sorelle Passera per Dalani: La nuova vita del risottino

Il più bel regalo per Dalani dalle Sorelle Passera? Quello più buono! Ecco quindi una rivisitazione del classico risottino in una veste da grande occasione.

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La nuova vita del risottino

Cose che non possono mai mancare nel frigo: acciughe, burro, parmigiano, pomodori buoni e riso allo zafferano avanzato. Il risuttin, come lo chiamava nonna Bubba, è per noi genere di conforto assoluto.  Lo prepariamo in quantità industriali proprio per potercelo giocare in un secondo tempo: un po’ finisce al salto, con la crosticina croccante che appena la metti in bocca fai mmmh, un po’ lo decliniamo in crocchette che non osiamo chiamare arancine, per non offendere la gente giusta, ma che sono comunque buonissime e a casa nostra fanno scatenare la rissa. Oggi vogliamo donare nuova forma e vita al nostro adorato risottino trasformandolo in una deliziosa entrèe per il pranzo pasquale. Ah, quanto ci piace fare le cose a modino“.

Cosa serve?

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Scorrete le slide cliccando sulle frecce per scoprire come dare vita al vostro nuovo risottino:

Servite tiepide su questa bella alzatina firmata Seletti, perché è così che ci piace. Buona Pasqua da noi a voi che ci volete tanto bene“.

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Intervista e testo: Alessandro Balia
Foto: Alessandro Capuzzi / Sette Secondi Circa

Alessandro Balia

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