Simone Finetti su Dalani - Vita da MasterChef

Un grande chef? È soprattutto un grande artista. Non ha dubbi Simone Finetti, uno dei protagonisti della quarta edizione di MasterChef e, di sicuro, uno dei vincitori a livello mediatico. Dalani lo ha incontrato per parlare di cucina, successo e qualche curiosità… con un po’ di pepe.

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Simone Finetti su Dalani – In principio fu MasterChef

Concentrato, instancabile, perfezionista. Quando raggiungiamo Simone Finetti lo troviamo alle prese con i preparativi delle sue ricette, in occasione della collaborazione con KASANOVA (Leggete qui), brand di punta nel settore dei casalinghi che proprio su Dalani fa il suo esordio online. Un fiume di creatività, metodico e costante, che si interrompe spesso, ma senza troppe distrazioni, per esplodere nel sorriso tipico di chi a 25 anni si trova ad affrontare una nuova, incredibile avventura.

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Sì, perché Simone Finetti, ex elettricista di Argenta, in provincia di Ferrara, durante la messa in onda di MasterChef 4 si è subito imposto come uno dei concorrenti più amati, complici la simpatia e la spontaneità. Tanto da trasformare l’eliminazione del giovane aspirante chef in un vero caso mediatico. Galeotta fu una lingua di maiale, giudicata troppo cotta dai severissimi giudici. Noi di Dalani lo abbiamo incontrato per farci raccontare quale sapore ha un sogno che si avvera…

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Tv, interviste, eventi. Come ti è cambiata la vita dopo MasterChef?

Da quando sono uscito dal programma sono accadute tantissime cose incredibili, una dietro l’altra. Professionalmente parlando, mi si è aperto un mondo. Avendo vinto Master of Pasta di Voiello, la prima competizione per cuochi amatoriali dedicata alla pasta, ho iniziato un corso con Gualtiero Marchesi, dal quale ho imparato tantissimo. Inoltre, mi sono da poco diplomato presso Alma, il più autorevole centro di formazione della cucina italiana a livello internazionale, quindi la mia crescita è stata esponenziale. Senza dimenticare le esperienze professionali che ho avuto con grandi nomi quali Marcello Leoni e Giacinto Rossetti, insignito di 3 stelle Michelin“.

Tu sei giovanissimo. Quando hai capito di avere il “gusto”? Ci immaginiamo un po’ la situazione nella quale i tuoi amici ti chiedono di giocare a calcio e tu rispondi di aver quasi finito di preparare una torta. È andata così?

È iniziato tutto in modo particolare. Ho iniziato a “macinare” di cucina tra i quattro e i cinque anni. Da piccolo ero tremendo , non stavo fermo un attimo. L’unico modo che mia nonna aveva per tenermi sotto controllo era darmi in mano un mattarello, un uovo e un po’ di farina. Così ho imparato da lei a fare la pasta fresca“.

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Ed è proprio questo a colpirci di Simone Finetti, un ragazzo giovanissimo che, grazie ad un legame fortissimo con le proprie radici, ha la capacità di inventarsi ed orientarsi tra i percorsi di un futuro che gli appare chiarissimo. E che, come molti dei suoi coetanei, si è trovato anche di fronte a scelte non facili.

Intorno ai quattordici anni non avevo le idee chiarissime. La prospettiva di studiare in una scuola alberghiera non mi entusiasmava, pensando di dover rinunciare poi ai weekend, alle feste. Così ho deciso di seguire le orme di mio padre e lavorare come elettricista. Fino a quando un amico mi ha iscritto a mia insaputa a MasterChef“.

Come definiresti la tua cucina?

Sicuramente ha delle radici tradizionali profonde, perché parte dalla pasta fresca, quella classica emiliana, con annessi mattarello, uova e farina. In seguito, grazie al percorso intrapreso con Giacinto Rossetti e Gualtiero Marchesi, ho imparato le grandi tradizioni, compresa quella francese, riuscendo a combinarla con l’altra italiana. In generale, le basi sono quelle della tradizione, alle quali aggiungo un mio personale tocco d’estro. Ma i fondamentali sono sempre quelli dei grandi maestri dai quali ho imparato“.

Le ricette di Simone Finetti – Ingredienti e immancabili

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Cosa non può mancare nella ricette di Simone Finetti?

Burro, uova, olio d’oliva, farina, sale e pepe. Già con questi ingredienti si riescono a creare tantissimi piatti“.

E per una cena romantica? Dopotutto, San Valentino è alle porte…

Qui si fa tutto più strategico. Innanzitutto cercherei di capire quali sono i suoi gusti. Una bella figura è sempre assicurata dai crostacei, dalle ostriche o un’insalatina di pesce. Di sicuro non può mancare il vino, che rende l’intera serata molto più frizzante“.

Un sorriso malizioso ridisegna a questo punto il viso di Simone Finetti, che proprio grazie a questo suo fare scanzonato, spontaneo e assolutamente ironico si è trasformato in un personaggio amatissimo, dal grande potere mediatico. E la comunicabilità è di sicuro una dote che non si impara, neanche in una scuola come MasterChef.

Che rapporto hai con i social media e con il tuo esercito di follower?

Durante il programma, a livello “social” ho avuto un’esplosione che non mi sarei mai aspettato. Spesso mi ritrovo a non poter rispondere a tutti, ma è stupendo vedere che dopo un anno ci siano ancora persone che mi seguono con tanta passione e mi scrivono. Così, appena ho un po’ di tempo libero, mi ritrovo a rispondere anche dopo un mese, scusandomi per il ritardo“.

EXPO 2015 ha aperto la strada ad una cultura del cibo eclettica, nella quale i confini diventano molto più fluidi. Qual è la tua opinione sul cosiddetto “fusion” e su questo mix di sapori sulla tavola?

Dalle culture estere possiamo sicuramente imparare moltissimo. Ogni nazione, come ogni provincia italiana, ha i suoi piatti forti, le sue tipicità. Ma prima credo ci sia necessità di conoscere davvero l’Italia, e solo dopo esplorare ciò che è estero. È a quel punto che diventa possibile creare grandi specialità fusion, magari abbinando l’agrodolce al nostro merluzzo azzurro. Sono incontri di sapori fantastici, i quali richiedono innanzitutto la valorizzazione dei tesori che abbiamo in casa, o rischiamo di perdere tutto“.

I consigli di Simone Finetti: decorazioni per la mise en place

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Qual è la dimensione estetica nella cucina di Simone Finetti?

Dipende. Un grande cuoco è anche un grande artista. Riesce a soddisfare, in percentuali diverse, tutti e 5 i sensi. Ma dobbiamo tenere presente che il cibo, il sapore, risiede nel palato, nel senso del gusto, ed è impensabile sacrificare questi per l’estetica. Un errore sempre più frequente, anche a causa di alcuni programmi televisivi che tendono a proporre dei “bei piatti”. Come dicevo, uno vero chef, quindi un artista, riesce a combinare tutte le diverse dimensioni, esaltando al massimo i sapori“.

E, a questo proposito, cosa non può mancare sulla tavola?

Di sicuro un bel centrotavola, in linea con la stagionalità. Dei fiori, il cui profumo non deve mai coprire quello degli alimenti o impedire la visuale tra i commensali, o un cesto di castagne quando arriva l’autunno. E poi i calici da vino, elemento fondamentale nella nostra tradizione culinaria. Per quanto riguarda la mise en place, due grandi classici: una tovaglia bianca per le cerimonie e occasioni formali, una color nocciola per quelle informali“.

L’accessorio preferito per realizzare le ricette di Simone Finetti?

Dei buoni coltelli sono fondamentali, per tagli di precisione e per lavorare bene verdure e alimenti. Poi, visto il mio debole per la pasta fresca, tagliere e mattarello“.

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Come scegliere il filo conduttore per un menù di successo?

Le tematiche sono tantissime. Gli elementi sono come note su un pentagramma, possiamo metterci sopra tutte quelle che vogliamo. Ma non mi limiterei a dare un carattere ad un menù. Devono essere le sensazioni a guidarci. Per esempio, non ci si deve mai alzare da tavola “appesantiti”, e un minimo di buon senso ci farà evitare di cucinare spaghetti al nero di seppia durante una cena romantica, per evitare di rovinare un bel sorriso“.

Una domanda che il tuo pubblico femminile siamo sicuri apprezzerà. Cosa bisogna fare per stupire Simone Finetti passando per il palato?

Non è una cosa facile stupire Simone Finetti. Sono molto critico. Ma lo sono con me prima di tutto. E proprio questo che mi aiuta a crescere. Chi si sente arrivato… è finito“.

Donne avvisate…

Testo e intervista: Alessandro Balia / Foto Simone Finetti: Nico Lanubile per Dalani / Accessori: KASANOVA

Alessandro Balia

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