Trend colonial

“Quante stupidaggini si devono fare per trovare marito”. Una datata perla di saggezza al femminile che, dalla cinematografia patinata di Via col vento, ha saputo, qualche volta, elevarsi pretenziosamente ad icona di atmosfere superficialmente riconosciute come coloniali. Grandi ville immerse nel verde del Sud degli Stati Uniti, che utilizzano la stereotipata scorciatoia di patii con grandi colonne per farsi identificare senza tanti fronzoli.

Incontro tra culture

Ma dietro gli svenevoli manierismi di fanciulle in età da marito, sullo sfondo di candide Manor House di fine ‘800, si nasconde una complessa storia, fatta di incroci di culture e di esperienze. Ripercorriamo insieme la cronologia di un grande classico che, attraverso le epoche e le rivisitazioni da passerella, si è imposto come lo stile Rossella O’Hara.

coloniale

Genesi di un cult

Un buon presupposto, per una ricostruzione pragmatica, è quello di partire dal concetto di “integrazione”. Lo stile coloniale nasce infatti come perfetta fusione di due tendenze d’arredo ben definite: quella importata dai padri pellegrini europei nelle colonie americane, tra il 1600 e il 1800, e quella sviluppatasi nelle provincie delle Indie Orientali. Una distinzione di genere capace, pur soggetta ad infinite contaminazioni, di conservare caratteristiche precise.

letto coloniale

Una storia americana

Parlando di architettura coloniale si fa riferimento allo stile delle colonie inglesi dell’America Settentrionale, nell’ambito di due fasi successive: una prima Early Colonial (1600-1700), caratterizzata per la maggior parte da influenze Tudor e un tipico gusto inglese, e una seconda Late Colonial (1700-1780), di derivazione wreniana, definita da una peculiare miscela di classico e barocco. I mobili realizzati in tale contesto nascono a partire dal concetto di funzionalità.

letto coloniale2

Di necessità virtù

Il punto di forza degli arredi coloniali in stile americano è un aspetto ricercatamente “rozzo”. Tale peculiarità nasconde in realtà una sapiente strategia di marketing, del tutto embrionale, nata dalla necessità. I primi artigiani erano infatti assolutamente improvvisati, trovandosi a dover ricostruire, dal nulla, i mobili andati distrutti durante il viaggio che dall’Europa li avrebbe condotti nel Nuovo Mondo.

camino coloniale

Classici rusticismi

I materiali per eccellenza della produzione americana si rivelano il legno di quercia, di noce, di acero e di mogano. La strutture, mentre ripercorrono le tradizionali linee neoclassiche, si presentano massicce e imponenti, come a ripristinare la sensazione di affidabilità e sicurezza persa attraverso infinite avventure itineranti. Il Guglielmo e il Maria, con i loro cassettoni e i tavoli a cancello, si sono imposti negli anni come gli stili più identificativi della corrente.

salotto coloniale

Suggestioni d’oriente

Il “colonialismo” d’Oriente si configura invece come uno stile parallelo rispetto a quello americano. Qui, a prevalere è la dimensione estetica, in perfetta sintonia con l’approccio di un mondo da sempre capace di trasformare il concettuale in tendenza. Tra olmo e bambù, a farla da padrone è il legno di teak, elemento tipico dell’Asia, per le sue spiccate caratteristiche di lavorabilità (le rifiniture appaiono quasi scolpite) e di resistenza all’umidità.

salotto coloniale rosso

Etnico e selvaggio

Il tema “animale” è uno dei must del filone orientale. Tartarughe, scimmie e coccodrilli si esibiscono fieri su arredi e tessuti, proiettando il loro fascino simbolico su una tanto ipnotica, quanto d’impatto, palette di colori della terra. L’elefante, venerato per imponenza, primeggia su arazzi e divani, mentre il leone, con le parti del suo corpo, assicura un tocco prezioso, quasi sempre nei colori dell’oro, a legni dalla cromia scura (irrinunciabili, i piedini a forma di zampa).

letto coloniale verde

Colonial Passepartout

Ricreare atmosfere coloniali può essere semplice. Le lampade rivestono un ruolo strategico: optate per strutture in marmo, bronzo o pelle, riscaldate da paralumi in lino e seta. Per le pareti, scegliete arazzi o tessuti dalle fantasie esotiche da abbinare a tappeti e tovaglie. Per la finestra, una stuoia si rivela un accessorio pratico e funzionale. Un consiglio: non appesantite gli ambienti. Un pezzo unico, ma di manifattura importante, è sufficiente a dare un nuovo significato all’arredo.

salone coloniale

Soluzioni savage

Le pareti devono conservare un animo neutro. Scegliete tra nuances bianche, beige o pastello (preferibilmente carta da zucchero, perfetta con il legno scuro). Per creare un po’ di movimento, potete osare inserendovi delle applicazioni di mattoni grezzi o listelli di bambù. Per il parquet, favorite il rovere sbiancato, ottima alternativa ad un pavimento outdoor con mattonelle di ceramica o pietra grezza. Il tocco finale? Tante piante esotiche, irrinunciabili per il proprio colonial-living.

terrazza coloniale

Iconografia di uno stile

Le Dodici quercie, la tenuta che fa da cornice alle avventure storico-romantiche di Rossella O’Hara in uno dei più famosi prodotti della Hollywood all’epoca del divismo. Il film ha contribuito in maniera profonda a diffondere la conoscenza, spiccatamente stereotipata, di uno stile d’arredo intramontabile. Elementi ricorrenti nel filone americano, quali colonne doriche, le finestre a ghigliottina con architravi, il frontone ellittico sulla porta d’ingresso o semplici, ma numerosi, complementi in rattan, diventano icone di un gusto raffinato ma dal grande impatto visivo.

Lo stile è la sostanza di ciò che è chiamato costantemente alla superficie.“   Victor Hugo, poeta.

 

Foto: http://www.living4media.it/ – Warner Bros. Italia.
Testo: Alessandro Balia

Alessandro Balia

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