Giovanni Gastel - I mille volti della fotografia

Un uomo che ha saputo fare dell’immagine la sua poesia. Giovanni Gastel è un’eccellenza italiana del nostro tempo, capace di catturare l’attimo attraverso la macchina fotografica. Moda, informazione e sperimentazione visiva in 40 anni di storia, quella di un singolo uomo e di un mondo intero.  Due letterature comparate che oggi donano vita alla mostra Giovanni Gastel, presso il Palazzo della Ragione e inaugurata lo scorso 23 settembre, in occasione della Settimana della Moda. La mia intervista nel suo studio milanese.

Dalani, Giovanni Gastel, Arte, Moda, Milano, Oscar, Design, Passione

Giovanni Gastel – L’arte della fotografia

Gastel in mostra a Milano. Partiamo dagli inizi…

E’ stato deciso con piacere di fare una mostra sui miei quarant’anni di attività. Il curatore è il professor Germano Celant, figura importantissima, curatore di grandi mostre come il Guggenheim, una figura di altissima caratura, un vero onore per me. E’ nata proprio da lui l’idea di concepire la mostra su Giovanni Gastel come un vero e proprio racconto sulla mia vita ancor prima della mia nascita. Sì perché il mio modo di fare arte e fotografia inizia prima delle mie origini. Sono l’ultimo di sette fratelli e figlio della piccola borghesia e dell’alta aristocrazia. Qui nasce il senso estetico che accompagna i miei quarant’anni di carriera, ricreato grazie alla bravura di Piero Lissoni, che ha allestito fisicamente gli ambienti della mostra. Un altro criterio fondamentale è esporre la mia fotografia non per immagini singole, ma nella sua vera essenza. Uno storytelling continuo. Si trovano infatti intere serie fotografiche, shooting, servizi di moda completi, still life, pagine, oltre a veri e propri racconti di vita.

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Come viene raccontata la fotografia di Gastel?

La mostra è suddivisa in quattro parti, ovvero i quattro decenni del mio lavoro, da quando ho aperto il mio primo studio di fotografia a 19 anni ad oggi. Ma non solo questo, l’idea di Germano Celant è quella di inserire il mio percorso fotografico in un contesto più ampio, quello storico, comparando gli anni della mia attività agli eventi del tempo. Credo che sia uno schema molto interessante e divertente per raccontare la fotografia.

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Giovanni Gastel e gli anni ’70 – Aldo Moro, Papa Wojtyla, il Computer e il primo studio a Milano

C’è un episodio che ti rappresenta particolarmente? Decennio dopo decennio…

Gli anni del mio inizio, tra il ’77 e il ’78. Ho aperto uno studio in una piccola cantina di via Mascagni qui a Milano. Un tempo di grandi scoperte e conoscenze. Il mio studio era il luogo di passaggio di intellettuali, cantanti, editori, poeti, scrittori. L’atmosfera era molto bohémien. Erano anni di grandi sacrifici, dove mi sono avvicinato alla fotografia in tutte le sue forme: matrimoni, still life, ritratti.

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Giovanni Gastel e gli anni ’80 – Il CD, Thriller, il muro di Berlino e la fotografia di Moda

Negli anni ’80 tutto cambia. L’incontro con Carla Ghiglieri mi apre le porte della Moda. E’ stata lei a propormi a Vogue Italia. Tre giorni dopo, ero nella redazione della rivista Donna per un colloquio con l’allora direttore Flavio Lucchini. Mi sono presentato da lui con un piccolo book fotografico e sai cosa mi ha detto? E’ balzato in piedi dicendomi: “Fai delle foto veramente brutte, ma puoi imparare a farle meglio.” Abbiamo parlato per circa un’ora di arte, letteratura, cinema e poi mi ha messo alla prova. Da quel momento, ho lavorato stabilmente nella redazione di Donna insieme ai grandi della fotografia: Oliviero Toscani, Paolo Roversi, Fabrizio Ferri… Proprio in questi anni ho capito qual è il compito di un fotografo di moda: mostrare, far conoscere, far acquistare ciò che è la moda. Sono stati anni meravigliosi, eravamo come una famiglia. Per Donna ho scattato ben 70 copertine.

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Giovanni Gastel e gli anni ’90 – Il 1992 in Italia, Maastricht, Elle e la Triennale

Con Flavio Lucchini sono stati dieci anni meravigliosi. Nel 1992 però, sono approdato alla rivista Elle, dove sono rimasto fino ai primi anni 2000. Una rivista tutta diversa rispetto a Donna, un mondo nuovo. Qui ho affrontato la parte difficile del mio mestiere: saper adattare il proprio metodo personale di fotografia alla filosofia della rivista per cui scatti. Dopo le prime difficoltà iniziali, ho trovato un nuovo approccio ed è stato un matrimonio bellissimo.

Nel 1997 sei stato protagonista di un’altra mostra personale, la tua consacrazione artistica…

Si, la mia prima mostra alla Triennale di Milano, sempre curata da Germano Celant. Ho avuto proprio qui l’occasione di conoscerlo. I visitatori erano subito coinvolti dalla quantità della mia fotografia, con oltre 5000 Polaroid esposte a terra, un fiume incredibile di immagini. Subito dopo, vi erano diverse stanze in cui ammirare la qualità di ogni singolo scatto, con attenzione. Questo è stato il volere di Germano Celant, perchè è raro che un fotografo da solo abbia così tanto materiale.

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Non solo riviste, sei stato il fotografo di punta per tantissime Maison

Ho lavorato per diversi servizi fotografici e campagne per Guerlain, Trussardi, Krizia, Missoni.  Anni stupendi, sono stato molto fortunato.

Giovanni Gastel e gli anni 2000 – Le torri gemelle, il digital, Internet e l’oscar alla fotografia

E poi? Come continua la storia di Giovanni Gastel?

Finita l’esperienza con Elle, mi sono trovato senza una rivista per cui scattare. E’ stato però il periodo in cui ho conosciuto Cristina Lucchini, una grande amica e ottima compagna a livello professionale. Ho iniziato così a collaborare per la rivista Vanity Fair ai tempi della sua co-direzione. Poi sono arrivati Men’s Health, Amica e Glamour con diverse copertine, tra cui quella di Bianca Balti. Poi Vogue Spagna e tanti altri.

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Passione oltre la moda, Gastel scopre il Design

So che hai scattato tantissimo design

E’ stato proprio Germano Celant a dirmi che dovevo smetterla di definirmi un fotografo di moda. Io ero un fotografo, pronto a scattare qualsiasi cosa. La fotografia è il mio strumento per dimostrare la qualità del mio lavoro e deve essere fatta alla perfezione, qualunque sia il soggetto. Così la ricerca è continua, come la voglia di migliorarsi. Ho aperto i miei orizzonti a nuove possibilità.

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Come vivi il rapporto con il futuro le nuove tecnologie? 

Per buona parte della mia carriera ho lavorato con macchine ottocentesche e immagini capovolte, applicate al Polaroid. Un modus operandi che mi rispecchia: piedi nel passato ma sguardo alla tecnologia. Considero l’introduzione dell’elettronica nella fotografia la vera nascita della fotografia stessa. E’ una macchina creativa incredibile, che permette di vedere in anticipo il risultato finale, di poterlo prevedere. Ho voluto imparare il più possibile in questo ambito.

Sei conosciuto anche per i tuoi ritratti alle celebrities: famoso quello a Michelle Hunziker e Tomaso Trussardi, Laura Chiatti…

Il ritratto è un atto di seduzione. Il mio compito è bloccare l’attimo in cui il soggetto cerca di sedurmi e nel quale io a mia volta lo seduco. Il ritratto è la mia visione della tua immagine, sei tu filtrato dalla mia vita e restituito a te stesso.

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Intervista: Margot Zanni / Foto: Francesco Romeo per Dalani

 

Margot Zanni

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