Il Comfort Food in 10 domande alle Sorelle Passera

Le vacanze sono agli sgoccioli e la vita si tinge di routine. Così, tra sveglie che riprendono a suonare e momenti vacanzieri trasformati in meravigliosi scorci social da ricordare su facebook e Instagram, la scelta più facile e naturale per affrontare il trauma da rientro è quella di lanciarsi a capofitto sul cibo. Dalani è tornato a trovare Marisa e Gigi, autrici del sito di emozioni e ricette “Sorelle Passera”, per farsi raccontare la loro visione di un grande classico divenuto ora tendenza: il comfort food.

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Comfort Food – L’arte di consolarsi con il cibo: le ricette delle Sorelle Passera

Comfort food, ovvero la pratica, vecchia come il mondo, di consolarsi con il cibo. Una delusione romantica, la nostalgia di un luogo a noi caro, la fine delle vacanze estive, appunto. Non c’è niente che un morso ben assestato non possa rendere più sopportabile. Ma quali sono i fondamentali per ottenere i migliori risultati? Noi lo abbiamo chiesto alle Sorelle Passera (Leggete qui per scoprire di più).

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Marisa e Gigi: un po’ filosofe, un po’ poetesse della cucina, sostanzialmente due palati creativi capaci di raccontare che la vita, oltre che bella, è anche buona. E come tale va assaporata, con creatività ed emozione, quella che ogni sapore, ogni aroma porta con sé richiamando alla mente momenti condivisi, il Natale o la cucina della nonna.

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E proprio la cucina è per Marisa e Gigi il cuore pulsante della casa, “la stanza dei bottoni”, un vero rifugio nel quale potersi rinchiudere, aprire le finestre – la luce è fondamentale – e placarsi attraverso golosi slanci creativi con il comfort food. Basta avere il giusto spazio per muoversi, lavorare e, perché no, anche sbagliare. Avendo tutto a portata di mano…

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1) Per iniziare, come sono andate le vostre vacanze e quali spunti culinari avete portato con voi?

Gigi: “Eccomi qua, appena tornata da vacanze meravigliose davvero. Dovessi scegliere il momento preferito di questa lunga estate spetterebbe senz’altro alla settimana passata con mio figlio Nero e mia sorella Marisa nella nostra isola del cuore, la Sardegna. Una terra che amiamo molto e che ci portiamo dietro tutto l’anno, celebrandone i prodotti e le materie prime: pane carasau, pecorino, ricotta di pecora, culurgiones e malloreddus“.

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Marisa: “Io ho veleggiato con i miei amici in barca a vela per l’Italia, senza come al solito imparare un termine tecnico o a legare un parabordo, ma riempiendomi gli occhi di meraviglia: sono partita dalla Sardegna, appunto, per arrivare a Ponza e poi Ventotene, Procida, Capri, Positano, Palinuro, Maratea, Stromboli, Salina, Vulcano, Tropea. Mi porto nel cuore dei ravioli di cernia conditi con una salsa di pistacchio mangiati a Ponza, le mozzarelle di Procida, la ricotta di Maratea, un tortino di acciughe ripieno di caponata che ho imparato a Stromboli e, fisicamente, 25 kg di cipolle di Tropea“.

2) In vacanza più che mai è necessario escogitare soluzioni creative last minute per mangiare in chiave itinerante. Siete riuscite a mantenere la vostra creatività anche in questo periodo o avete ceduto più volentieri a grandi classici vacanzieri come grigliate di pesce e affini?

Gigi: “In Sardegna il tempo se lo prende tutto il mare, il mio genere di conforto preferito. In cucina mi voto dunque alla semplicità. Infilo in forno per pochi minuti del pane pistoccu appena bagnato con sopra qualche fettina di panedda filante (tipico formaggio sardo), qualche ago di di rosmarino raccolto bordo spiaggia e un’acciughetta di Carloforte come ciliegina sulla torta. Poi lo mangio sul balcone con contorno di vista mare mozzafiato e un buon bicchiere di vermentino ben freddo“.

Marisa: “Appena noi dell’equipaggio ci incontravamo al mattino, anche all’alba in certi casi, a seconda del caldo, la prima domanda, prima ancora del buongiorno, era: “cosa mangiamo a pranzo?” A ferragosto siamo riusciti a cucinare in barca il vitello tonnato e a mangiarlo vista Faraglioni di Capri, ma devo dire che la mamma dell’amico che mi ospitava è la regina della cambusa quindi, oltre alla spesa quotidiana fatta nei negozietti dei porti, avevamo già scorte sufficienti ad attraversare l’Atlantico. Sono anche riuscita a pescare per la prima volta in vita mia e ho cucinato un mio classico: spaghetti al pesto di pistacchi mandorle basilico e buccia di limone con tartare di pesce crudo“.

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3) Le vacanze sono appena finite per la maggior parte degli italiani. Mai come in questo periodo il link al concetto di “sconforto” è naturale. Voi cosa dite: è tempo di buttarsi sul comfort food, sul cibo come genere di conforto?

Gigi: “Il grande potere consolatorio del cibo è innegabile. A patto di viverlo in maniera sana, guarisce e lenisce come una carezza affettuosa data al momento giusto. Non mi piace tuttavia limitare il concetto di generi di conforto al solo cibo. La ricerca della bellezza in ogni cosa, anche là dove tutti ti diranno che bellezza non c’è, è per me il segreto della felicità. Ti faccio un esempio: domenica sera tornando a casa in autostrada in mezzo a un traffico indiavolato, con la macchina stracarica di valigie, un bambino scalmanato a bordo e nessuna voglia di dire addio all’estate, il cielo ci ha regalato un tramonto che manco a Tahiti. Sulla A8 Milano Laghi, capisci? Mi è sembrato un segno divino, ho quindi chiesto al mio compagno di fare una piccola deviazione e ce ne siamo andati a zonzo per le vie di una Milano ancora semi deserta come fossimo turisti. Avevo ancora bisogno di riempirmi gli occhi, fatto il pieno di bellezza siamo tornati felici a casa senza accusare ansie da rientro“.

Marisa: “Io ho un mini rimedio per superare lo sconforto da ritorno. A parte due vestiti floreali che mi sono comprata in viaggio, sulla scia dell’entusiasmo vacanziero e invece mi fanno sembrare la signora in giallo a un ricevimento, ho portato a casa con me soprattutto cibo. Quindi ogni volta che cucinerò qualcosa a Milano usando gli ingredienti magici, i capperi di salina o la cipolla di Tropea, il peperoncino della calabria o il pecorino sardo, sarà come fare piccoli confortanti viaggio nei ricordi delle vacanze appena trascorse, e respirare ancora quell’aria che mi fa sorridere gli occhi“.

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4) Il comfort food è ormai un tabù sdoganato anche dalla scienza. I principali bisogni alla quale risponde sono stress, carenze emotive, nostalgia, bisogno di appagamento. Il tutto associato a fattori fisiologici. E ovviamente ognuno ha il proprio. Il vostro qual è?

Gigi: “Sarà banale ma niente al mondo mi consola più del fritto. Meglio se in forma di cotolette di pollo. Ne cucino a quintali in mille panature diverse. La mia preferita di questi tempi è a base di grissini sminuzzati grossolanamente. Per me una vera e propria panacea contro i mali del mondo, colesterolo e trigliceridi a parte“.

Marisa: “Io, in generale, provo malessere se mangio male, divento irritabile. Il buon cibo mi conforta tutto, indipendentemente dalle calorie. Una pesca compatta e succosa può coccolarmi più di un club sandwich, un pomodoro ancora caldo di sole può sedarmi più di un arrosto. Certo, fritto, potrei mangiarmi anche questo computer sul quale sto scrivendo, ma deve essere una caratteristica di famiglia“.

Divano e cuscini – Gli ingredienti per una perfetta Comfort Zone

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5) E, se di comfort food si parla… ?

Il salotto si conferma uno dei luoghi cult per tirar su il morale passando per il palato. “Il posto dedicato agli amici, alla famiglia, nel quale condividere cibo, parole e musica“. Immancabile, quindi, un grande divano, tanti cuscini e un tappeto extra large sul quale rotolarsi, meglio ancora se in buona compagnia, tra una portata e l’altra. Specie in vista dell’autunno che verrà.

6) Sembra che per gli italiani il comfort food sia quello che richiama maggiormente le emozioni condivise in famiglia: ricette della nonna e affini. Se si parla di cibo ed emozioni, il sito di Sorelle Passera è un vero punto di riferimento per tanti inconsolabili. Sentite un po’ questa responsabilità?

Gigi: “Ahahahahahahahh! Sì, e ce la assumiamo in pieno! Non esiste cibo capace di emozionare che non sia legato a ricordi o aneddoti del cuore. E se ancora non ce ne sono, basta costruirseli. Ti piace da pazzi l’avocado? Piantane il nocciolo, fai crescere con amore la pianta, dalle il nome di una persona a te cara e ogni volta che ti farai un avocado toast, avrai una storia affettuosa da raccontare. Semplice, no?

Marisa: “Il cibo per me è sempre indissolubilmente legato al concetto di famiglia, quella di origine e quelle che via via ti crei nella vita, fatte di affetti amori e condivisioni. Mi piace questo mescolarsi continuo di sentimenti, diventano gli ingredienti di infinite ricette“.

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7) Da dove iniziare per evitare un inutile approccio compulsivo. Ci saranno dei grandi must con i quali addolcire le lacrime più amare, specifici per le diverse occasioni: ansia da rientro, nostalgia del mare, di un amore estivo, delle grandi dormite… ?

Marisa: “Io ho un approccio sempre compulsivo, quindi non saprei bene come iniziare a rispondere a questa domanda. Comunque. Per addolcire lacrime amare in generale preparerei un dolce di mia nonna che si chiama paradisetto ed è una specie di zuppa inglese con crema alla vaniglia e crema al cioccolato, biscotti morbidi bagnati nell’alkermes e nuvole di bianco d’uovo montato a neve e cotto nel latte vanigliato. Per ovviare alla nostalgia del mare preparerei una tartare semplice di tonno cipolla arance olive e finocchi, morbida e croccante insieme. Per l’ansia da rientro, tra le mille cose da fare non perderei troppo tempo in cucina, caramellerei in due minuti dei fichi tagliati a metà, li farcirei di ricotta e li avvolgerei in delle fette di prosciutto crudo. Per la nostalgia di un amore estivo prenderei semplicemente il telefono in mano e gli chiederei dove diavolo sia finito se sono costretta a provare nostalgia“.

8) Tra gli immancabili del comfort food c’è di sicuro la pizza. A noi ha colpito particolarmente l’interpretazione delle Sorelle Passera, la pizza Tatin, ispirata addirittura alla legge di Murphy, la Murphologia. Ce ne parlate un po’?

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Marisa: Quando qualcosa può andar male, lo farà” è l’assunto principe della murphologia. Si sa, ad esempio, che se inavvertitamente ti cade una fetta di pizza lo fa ovviamente dal lato della mozzarella. Quindi perché, dico io, non correre incontro sorridenti al proprio destino ribaltando la situazione sin da subito? Ecco perché, da grande amante della Tatin – mi piace che l’abbiano inventata due sorelle e che la ricetta nasca fondamentalmente da un errore – ho pensato alla pizza tatin, che nasce già comodamente rovesciata. 

Come cucinare la pizza Tatin: ingredienti e preparazione

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Comfort food – Consigli per la mise en place delle Sorelle Passera

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9) Ad ogni comfort food la propria mise en place emozionale. Ci consigliate un vademecum per ingolosire e consolare attraverso l’arte di apparecchiare la tavola, a seconda della specialità preferita? 

Gigi: “Mi piace sempre scompigliare i ruoli. L’hummus, una delle mie entrèè preferite, specie in versione rosa (a base di ceci e barbabietole), lo servo in coppette da gelato – belle quelle in ceramica di Seletti – con tanto di cucchiaino e cialda salata a mo’ di biscotto. Sorprendo gli ospiti e mi diverto con loro. 

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Per il dolce vado sul classico: alzate stracolme a più piani decorate da fiori e petali. E poi vado pazza per i dessert antichi, tipo la zuppa inglese, meglio se servita in mega zuppiere trasparenti dal fascino così retrò. Anche per i fiori sulla tavola opto per l’eleganza d’antan: grandi mazzi disordinati di ortensie e peonie ma anche di fiori di campo in vasi tutti diversi tra loro. Ognuno dei quali, va da sé, racconta una storia di famiglia che mi piace condividere con i miei ospiti“.

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Marisa: “La pizza mi piace adagiarla sui taglieri e servirla in tavola già tagliata. Userei delle ceramiche di Vietri: piatti e tante ciotoline in cui mettere tutti gli ingredienti da aggiungere freddi, perché ognuno abbia la sua giusta dose di buono. Nella preparazione della tavola mischio sempre, un po’ perché non ho mai servizi da 12 completi, un po’ per quella faccenda dei ricordi e dei legami, quindi i miei piatti di solito sono tutti diversi, uno di mia madre, uno di mia nonna, uno comprato ad un mercatino, uno regalato dagli amici, magari usando però una stessa sfumatura di colore. I bicchieri mi piacciono colorati, ho una collezione di bicchieri di Murano per le grandi occasioni, le tovaglie candide per dare quel minimo di sobrietà.  In aggiunta, faccio dei mazzi di fiori talmente grandi, diciamo a palizzata, che durano di solito il colpo d’occhio alla tavola e poi vengono appoggiati da qualche parte perché i commensali possano almeno riconoscersi e salutarsi“.

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10) Vogliamo salutarci con una specie di slogan, una sorta di buon proposito in chiave food per la nuova stagione?

Gigi e Marisa: “Nutriti di bellezza e la bellezza arriverà da te“.

Foto: sorellepassera.com / Foto ambienti: living4media

Alessandro Balia

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