Zaha Hadid - La Gran Dama dell'architettura contemporanea

“Se vuoi avere una vita facile, non essere un architetto”. Era vero, e lo ha dimostrato attraverso il genio che ha legato la sua intera esistenza. Dalani ripercorre le opere e il mito di Zaha Hadid, Gran Dama coraggiosa e visionaria dell’architettura mondiale. Tra le sue opere, il MAXXI di Roma e il London Olympic Aquatics Center, teatro delle Olimpiadi del 2012.

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Zaha Hadid – La signore delle curve

Una vita facile. Un sogno rincorso da molti, non da Zaha Hadid, una delle archistar più grandi e influenti di tutti i tempi, che nel 2008 la rivista Forbes annoverò tra le 100 donne più potenti del mondo. Un’icona dell’architettuta contemporanea, soprannominata “la signora delle curve” per il suo modo rivoluzionario e assolutamente personale di pensare e plasmare il design. Onde, curve perfettamente fuse ad angoli in spazi armoniosi, che si rincorrono in assoluta fluidità.

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Centro culturale Heydar Aliyev – © Asian Development Bank, 2010

Era stata ricoverata in un ospedale di Miami per una semplice bronchite, ma un infarto se l’è portata via. E, come sempre avviene con chi fa del genio la propria materia, la sua impronta creativa torna ora, più viva che mai, a sancirne l’immortalità. Nata a Bagdad il 31 ottobre 1950, quello stesso 31 che ha segnato la fine del suo percorso in questo mondo. Dopo la laurea in matematica alla American University di Beirut, nel 1972 si trasferisce a Londra per studiare architettura alla Architectural Association, dove insegnava dagli anni ’80.

Zaha Hadid – Design e architettura quali connessioni vitali

Ha iniziato cercando di creare edifici che brillavano come gemme isolate, Zaha Hadid. Il passo successivo, compiuto parallelamente ad una presa di coscienza sempre più chiara della propria visione del futuro, è stato quello di cercare una connessione tra le sue opere, dare vita ad un nuovo paesaggio capace di aderire e fondersi con le città contemporanee e le vite dei loro abitanti.

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London Aquatics Centre – © Artur Salisz, 2014

Le opere create da Zaha Hadid sono dinamiche, appaiono in eterno movimento, proprio come era lei, sempre in viaggio, nomade, alla ricerca. Le strutture sono curve, risultato ottenuto grazie all’utilizzo di tecnologie e materiali come vetro, acciaio, lastre di titanio e plastica. Lo stile, fluido e leggero come il pensiero dell’archistar che il Guardian osannava quale “una delle 50 persone più eleganti del pianeta”. Tra i suoi meriti, anche essere stata la prima donna a vincere, nel 2004, il Premio Pritzker, il più importante riconoscimento internazionale nel campo dell’architettura. Una sorta di Nobel nel settore. Un evento molto importante nella vita di Zaha Hadid, impegnata in prima persona in una personale battaglia a favore dei diritti delle donne, come lei stessa amava ribadire: “Sì, sono una femminista, perché considero tutte le donne intelligenti, piene di talento e forti“.

La gente dice che disegno icone dell’architettura. Se semplicemente disegno un edificio e quello diventa un’icona… per me va bene.

Zaha Hadid 

Quella vita non facile da lei tanto amata, resa anche più difficile dalla continua battaglia per affermarsi in un mondo di uomini, come donna di talento e ambiziosa, per’altro di origine araba. Elemento non poche volte causa di pregiudizio.

Le opere di Zaha Hadid – Dal MAXXI di Roma al London Aquatics Centre e le Olimpiadi di Londra 2012

Zaha Hadid è considerata una delle esponenti del Decostruttivismo, movimento che si oppone al razionalismo architettonico per infrangere l’unità, l’equilibrio e la composizione classica a favore di una geometria “instabile”, con forme disarticolate e decomposte. Semi-artistica: questa la definizione che Zaha dava dell’architettuta, solitamente ispirata al paesaggio, alla natura e agli esseri viventi. Ma lei era più ambiziosa, voleva dare vita ad esperienze spaziali, pur tenendo presente che si dovranno sempre fare i conti con la gravità. Il suo credo è stato quello del progetto teoretico, un lavoro su carta mai destinato a rimanere semplicemente tale ma ad elevarsi a realtà produttiva.

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London Aquatics Centre – Foto 1: © Farrukh, 2012/ Foto 2: © Oliver O’Brien, 2014

Tra le sue opere più importanti: il London Aquatics Centre, dove si tennero le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Londra nel 2012; il Centro culturale Heydar Aliyev a Baku, in Azerbaigian; il Museo della Scienza Phaeno, a Wolfsburg, in Germania; la sede dell’Opera di Guangzhou in Cina; la Stazione della funicolare di Innsbruck.

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Stazione della funicolare di Innsbruck – © Dave Collier, 2013

In Italia, Zaha Hadid lasica una firma indelebile grazie al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, inaugurato nel 2010. Della città eterna l’architetto iracheno aveva un pensiero tutto suo: “Penso che Roma sia paralizzata dalla sua storia e quindi ha bisogno di interventi. Mi piace il progetto del MAXXI: ne ricordo ogni linea“.

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MAXXI di Roma – © Maciek Lulko, 2013

Un’opera simbolica, il MAXXI di Roma, a cavallo tra due fasi, l’Astrattismo e lo studio sugli spazi fluidi. Ma definita dallo stesso architetto, con una giusta dose di polemica, un’opera incompiuta, in riferimento alla riduzione degli spazi a causa di restrizioni economiche.

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MAXXI di Roma – Foto 1: © Antonella Profeta, 2014 / Foto 2: © Matteo Staltari, 2010

A Milano, Zaha ha dato vita a CityLife, progetto di riqualificazione della Fiera Campionaria. Suoi uno dei tre centri residenziali, già ultimati, e una delle tre torri, ancora in fase di costruzione.

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CityLife Milano – Foto 1: © Simone Utzeri, 2015 / Foto 2: © SomniaArchitectura

Caratteristiche inconfondibili delle opere di Zaha Hadid a partire dagli anni ’90, quel ritmico alternarsi tra lastre bianche e lastre vetrate, zig zag, pareti oblique, spigoli. Forma materica della metafora del caos tipico della vita contemporanea. Ma anche linee più fluide, futuristiche e allungate, come quelle del London Aquatics Center.

Lo stile di Zaha Hadid – Architettura che diventa moda

Inarrestabile, instancabile curiosa ed in continua evoluzione, Zaha ha lavorato anche nella moda, disegnando una collezione di scarpe per Lacoste, una borsa per Louis Vuitton e una linea di gioielli per Swarovski.

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Borsa Louis Vuitton by Zaha Hadid – © finehomesandliving.com

Grandi occhi marroni e un sorriso spesso appena accennato, nel volto di Zaha Hadid era fortemente percepibile quel rifiuto della diplomazia come valore assoluto, la spiccata caparbietà. La forte consapevolezza di ciò che è stata in grado di creare, ma anche di ciò che ancora avrebbe potuto realizzare se non avesse dovuto sprecare tempo prezioso a lottare contro i pregiudizi di un mondo di uomini, con i quali avrebbe dovuto continuare ad interfacciarsi, senza retrocedere di un passo, con la sua solita ironia.

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Un mondo di uomini, appunto, quello dell’architettura, composto da tanti aspiranti al trono i quali, dopo la scomparsa di colei che ne ha rivoluzionato i canoni per sempre, non possono far altro che inchinarsi al cospetto della loro regina.

Testo: Alessandro Balia – Ritratti di Zaha Hadid: Pagina facebook ufficiale – Foto copertina: Asian Development Bank, 2010 / Pagina Ufficiale Facebook Zaha Hadid

 

 

 

Alessandro Balia

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