Arte e design: Villa Necchi Campiglio

C’è un posto speciale nel cuore di Milano, un angolo silenzioso custode di un’esplosione di colori e magia. Tra alberi secolari, magnolie e roseti si erge un gioiello architettonico risalente agli anni ’30 del 900. Esemplare unico per bellezza e conservazione, Villa Necchi fu progettata dal celebre architetto Piero Portaluppi per Angelo Campiglio e le sorelle Necchi: Gigina, moglie di Angelo, e Nedda. E’ a loro che si deve l’invenzione della popolare macchina da cucire. La residenza subito si distinse per eleganza e modernità nello stile e negli impianti: ascensore, montavivande, citofoni e telefoni, ma soprattutto l’esclusiva piscina riscaldata, la prima su terreno privato.

Storia di imprenditori ed esteti

Esponenti dell’aristocrazia lombarda, quando si trasferirono a Milano la loro residenza divenne il centro mondano dell’alta società meneghina. La Villa fu palcoscenico di ospiti importanti: tra tutti il Principe Enrico d’Assia e la Principessa Maria Gabriella di Savoia. Grandi amici dei padroni di casa divennero ospiti abituali e, in loro onore, due stanze ne presero il nome. I tre si erano inseriti con grazia e in punta di piedi nei più ambiti salotti cittadini, alternando battute di caccia a viaggi in Oriente. Come un grande guscio prezioso e protettivo, la casa era testimone silenziosa di hobby, passioni, ricchezze e discrezione, tutti aspetti della delicata personalità delle sorelle Necchi.

Arte, Design

Tra razionalismo e art decò

Di questo privilegiato stile di vita la casa di Via Mozart reca fedele impronta, sia nella struttura architettonica, che nella storia di arredi e oggetti d’uso, immuni ai passaggi generazionali. L’interno della residenza è la prova del fermento culturale di quegli anni: potere, denaro, intelligenza, lungimiranza, saper riconoscere e apprezzare il bello. Ai valori di praticità e agiatezza è sempre accostata la ricerca di materiali di altissima qualità e gusto decorativo. Con la morte di Angelo, la fedele moglie ed ereditiera decise di affidare la Villa al FAI, che la aprì al pubblico nel 2008 e se ne prese cura con dedizione e passione.

Arte, Storia, Design, Dalani

Arte da collezione

Durante il restauro ad opera del FAI, la Villa si è notevolmente arricchita grazie a numerose donazioni. Tra queste spiccano, per interesse e qualità, la raccolta del primo Novecento di Claudia Gian Ferrari e la collezione di dipinti e arti decorative del XVIII secolo di Alighiero ed Emilietta de’ Micheli. I capolavori assoluti di artisti come Carrà, Canaletto, de Chirico, Sironi, Morandi e Wildt sono i fedeli compagni nel viaggio attraverso la storia della Milano bene, spaziando dal Futurismo al Novecento alla Metafisica. Opere d’arte che rivivono in un’opera d’arte.

Arte, Design, Storia

All’ombra delle magnolie

In un’armoniosa continuità tra arte e natura c’è un giardino in fiore da scoprire. Per assaporare un po’ di verde e silenzio, non resta che rilassarsi tra cinguettii di merli e cinciallegre, all’ombra delle rigogliose chiome di faggi e tassi. È stato inoltre realizzato l’orto-vivaio lì dove già in passato il terreno assecondava le necessità della famiglia Necchi Campiglio. Qui convivono piante aromatiche con ortive, come pomodori, melanzane, peperoni, lattughe. Un bouquet di meraviglie profumato da zinnie, astri e rose fa da contorno a un vero e proprio frutteto. Colori ed essenze da cui lasciarsi avvolgere in questo spazio incantato, lontano dalla città e dalla frenetica routine.

Storia, Arte, Design

Si riparte dal design

C’è qualcosa di incredibilmente affascinante in questo nodo di gesti d’amore verso l’arte. Donazioni illuminate, dimore storiche, dipinti ed oggetti d’arte intrecciano le loro strade per dischiuderne la storia agli occhi di un pubblico sempre più curioso e acculturato. La speranza del FAI è questa: coltivare una bellezza futura, fondata sul rispetto dell’arte e sulla generosità dell’animo umano, risorse cruciali per una rinascita nazionale. La famiglia Necchi Campiglio ha saputo offrire a se stessa confort e qualità della vita degni di nota. Lasciare in eredità al FAI un bene così prezioso è forse l’ultimo gesto che li qualifica per sempre e li rende indimenticabili.

Storia, Arte, Design

Il FAI

Ville, dimore storiche, parchi, castelli, abbazie: sono oltre cinquanta i Beni del FAI in tutta Italia, tesori d’arte e natura, luoghi irripetibili al mondo, preziosi scrigni che custodiscono la storia del nostro Paese. Tra queste strutture, ventinove sono aperte al pubblico, dopo un restauro curato dal Fondo Ambiente Italiano. Nato nel 1975 come fondazione senza scopo di lucro, con passione e competenza salvaguarda e valorizza il patrimonio artistico e naturale per restituirlo alla collettività. L’obiettivo diventa un vero e proprio credo: investire in cultura non solo per non dimenticare ciò che siamo ma per incentivare un turismo di qualità.

“Si difende ciò che si ama e si ama ciò che si conosce”. Giulia Maria Mozzoni Crespi, Presidente Onoraria FAI

Testo: Cristina Allegretto
Foto: Ufficio Stampa FAI

Cristina Allegretto

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