Venezia di vetro (di Murano)

Venezia. Una stella splendente su una laguna dai riflessi cristallini. Una vera gemma incastonata in un paesaggio da cornice, conosciuto in tutto il mondo per i suoi colori, i suoi saperi, la sua storia. Una storia che nel tempo ha preso vita nel corpo trasparente del vetro di Murano. Ma qual è stato il percorso di una delle più longeve forme d’arte, capace di rappresentare l’eccellenza dell’artigianalità? Dalani vi racconta la genesi di un cult dalla personalità arcobaleno.

I colori di Venezia: storia del Made in Italy

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© wiredtourist.com, 2010

La parola chiave per comprendere il successo e la longevità del vetro di Murano è sicuramente “lungimiranza”. Quella della città di Venezia nell’intuire il potenziale economico e artistico di un tipo di produzione locale capace di trovare uno sbocco enorme nella fitta rete che la Serenissima aveva intrecciato con il mondo orientale. Il primo documento ufficiale nel quale viene citato questo tipo di manufatto nella Repubblica di Venezia risale all’845 d.C. La data della svolta però è il 1291, anno in cui il Maggior consiglio proibì la lavorazione del vetro all’interno della città per motivi di sicurezza, causa rischi di incendi e inquinamento dovuti al grande numero di fornaci. La produzione fu così delegata in toto a Murano, isola situata a Nord-Est della capitale veneta, composta da sette isole minori collegate tra loro da diversi ponti.

La presenza delle fornaci si concentrò così lungo il Rio dei Vetrai dell’isola, dove ancora oggi si trovano i laboratori più antichi. Nel 1450, Angelo Barovier, maestro vetraio di una antichissima famiglia del luogo, perfeziona le tecniche di lavorazione, che nei due secoli successivi portarono alla creazione di pezzi di incomparabile purezza. I soffiati divennero leggerissimi, le linee sempre più precise ed elaborate, anche per assecondare le richieste estetiche delle classi sociali più elevate. Ma un tale sviluppo portò alla formazione di una vera e propria forma di spionaggio tra le fornaci dell’epoca, piaga alla quale Venezia trovò rimedio ricorrendo ancora una volta a quella lungimiranza che ne decretò la fortuna. La Repubblica istituì infatti dei riconoscimenti artistici per premiare i maestri che avessero introdotto delle importanti novità nelle tecniche di lavorazione del vetro. I privilegi così ottenuti dagli artigiani avevano una durata temporale limitata, allo scadere della quale tutti avrebbero potuto utilizzare i metodi in questione. Una modernissima forma, per l’epoca, di protezione dei copyright.

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© Foto 1: John Lilis, 2012 / Foto 2: Nick Thompson, 2010

Come creare sogni di vetro

Il vetro veneziano e composto da silice, una sabbia destinata a diventare tale attraverso tecnica di fusione. La lavorazione consiste in un vero e proprio rito, che ha inizio alla sera con la miscelazione delle materie prime e dura tutta la notte. In seguito, si possono aggiungere elementi quali gli stabilizzanti, i coloranti ed, eventualmente, gli opacizzanti. Il forno fonde il tutto ad una temperature di circa 1400 gradi, lasciando la pasta di vetro ottenuta duttile fino alla temperatura di 500 gradi. La produzione prevede la figura di un maestro vetraio e di garzoni, mentre le diverse finiture, quali molatura e levigatura, sono eseguite a freddo.

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© Ilaria Coradazzi, 2008

Arte e design

Quella nata come come pura attività artigiana si è quindi declinata nei secoli in una forma d’arte dai riflessi cristallini. Tecniche sempre più raffinate si sono fuse ad un senso estetico in continua evoluzione, capace di rispecchiare le esigenze della particolare società alla quale si riferivano. E così, Murano si configura come una fucina creativa di sogni che prendono corpo, proiezioni colorate attraverso le quali filtrare la vita quotidiana e la passione del decorare la casa.

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© Foto 1: Maria Laura Pala, 2012 / Foto 2: Jon Lucas, 2005 / Foto 3: Luca Perino 2011

Da Venezia a Murano: le tecniche del vetro

Esperienze, ingegno e originalità si sono combinate nel tempo, portando a diverse tecniche di lavorazione. La soffiatura, tecnica privilegiata a Venezia per lavori di alto livello e precisione, che annovera tra le finiture più importanti quella della filigrana, capace di creare un delicato effetto merletto all’interno delle pareti dell’oggetto. L’incisione, applicata preferibilmente su cristallo incolore attraverso due modalità: graffito a punta di diamante o con una piccola ruota metallica, detta rotina.

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© Yann Le Moing, 2013

L’uso del vetro per la realizzazione dei lampadari è attestato invece a partire dal XVII secolo, epoca che coincide con l’abbandono delle antiche forme in metallo e legno. Una novità importante è in tale contesto rappresentata dalla “ciocca”, lampadario di cristallo dotato di bracci portacandele con elementi pendenti in vetro soffiato. Ancora oggi, una stella luminosa nel firmamento produttivo di Murano.

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© Canadian Pacific, 2013 

Il cristallo, vetro incolore di estrema purezza, fa il suo ingresso nella vetreria veneziana attorno alla metà del XV secolo.  E’ il risultato dell’abbinamento della polvere di quarzo, elemento vetrificante ricavato dalla macinazione dei ciotoli del fiume Ticino, alle piante del bacino mediterraneo contenenti carbonato di sodio e potassio. La tecnica dell’incamiciatura risale invece al 1815, ottenuta immergendo un soffiato in lavorazione in un crogiolo di vetro di diverso colore. Il risultato era quello di elementi a spessore sottile caratterizzati da una superficie a doppio strato.

Natale di Murano

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© Andrew Sims, 2007

E anche il Natale, simbolo per eccellenza della tradizione, può attingere da quest’ultima per assumere nuovi colori. Il vetro di Murano si rivela perfetto, per versatilità e malleabilità, per prendere corpo in scintillanti decorazioni, che si configurano di per sé come meravigliosi regali da collezionare. Una composizione di candele, un bouquet di luminarie, le cui luci si infrangono riflettendosi in evanescenti superfici cristalline. Uno scenario da sogno capace di riscaldare ulteriormente la casa delle feste, conservano intatto il fascino di un’opera d’arte che parla della storia e del futuro di una realtà ineguagliabile: la passione del Made in Italy.

 

Copertina: Foto 1: Roberto Taddeo, 2013 / Foto 2: Maria Laura Pala, 2012

Alessandro Balia

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