Henri Cartier-Bresson

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Henri Cartier-Bresson: fotografo francese poliedrico e amante della cultura lontana. Le sue fotografie sono immagini documentarie e senza tempo che consentono di ricordare e rivivere i momenti cardini del passato.

“A volte mi chiedono: “Qual è la foto che preferisci tra quelle che hai realizzato?”. Non saprei, non mi interessa. Mi interessa di più la mia prossima fotografia, o il prossimo luogo che visiterò”

Henri Cartier-Bresson – l’occhio del secolo

Chanteloup-en-Brie, 22 agosto 1908 – nasce Henri Cartier-Bresson da una famiglia alto-borghese amante dell’arte. Durante il periodo adolescenziale Henri Cartier-Bresson si appassiona alla pittura grazie allo zio Louis e in seguito diviene allievo di Jacques-Emile Blanche. Henri abbraccia il movimento artistico e culturale del surrealismo francese, evoluzione del Dadaismo: corrente artistica novecentesca. Qui viene a conoscenza dei principi espressi nel manifesto surrealista del 1924 da André Breton. Fotografia no, pittura si: solo con il passare degli anni Henri Cartier-Bresson si appassiona all’arte che lo ha reso famoso.

Henri Cartier-Bresson, amante della cultura dei paesi lontani, decide d’intraprendere un viaggio in Africa. 1930, acquista la sua prima macchia fotografica – la Leica – per immortalare momenti, fermare il tempo e creare immagini indimenticabili e documentarie. Seguono il Messico e gli Stati Uniti, qui abbraccia la filosofia di Paul Strand, fotografo e videomaker americano. Spagna 1933, Henri Cartier-Bresson dà il via alle fotografie di reportage: figlie dei suoi viaggi, della sua cultura e della sua passione di creare immagini senza tempo.

Henri Cartier-Bresson – il pioniere del fotogiornalismo

“La fotografia è, nello stesso istante, il subitaneo riconoscimento del significato di un fatto e l’organizzazione rigorosa delle forme percepite visualmente che esprimono e significano quel fatto”

Henri Cartier-Bresson ama scattare con la sua Leica fotografie che immortalano momenti densi di realtà carichi di sentimento. Immagini non sempre idilliache, rese armoniche e ricche di pathos grazie alle sue inquadrature. Egli viene definito “l’occhio del secolo” perché, durante la sua lunga carriera, ha documentato attraverso la fotografia molti eventi storici avvenuti nel Novecento. Durante la seconda Guerra Mondiale Henri Cartier-Bresson ha scattato foto degli eserciti, dei prigionieri e dei fuggitivi. Queste immagini che hanno fermando il tempo, renderanno per sempre possibile il ricordo dei tragici e indimenticabili momenti bellici. Fotografo, ma anche cineasta: Henri Cartier-Bresson intraprende anche un’esperienza cinematografica, documentando attraverso un film la Guerra Civile Spagnola.

Henri Cartier-Bresson – Magnum Photos

New York 1947 – Henri Cartier-Bresson fonda, dopo un appuntamento con menti eccelse sul terrazzo del Museum of Modern Art, la Magnum Photos: una delle più importanti agenzie fotografiche del mondo. Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert, amici ed artisti, furono i suoi compagni in quest’avventura che terminò nel 1970. La seconda Guerra Mondiale era da poco finita, il creare questa cooperativa per loro era ben più di una semplice associazione: era un nuovo modo di vivere e lavorare con la fotografia. In seguito, tutti, espatriarono e la Magnum Photos arrivò a Parigi, Londra e Tokyo. Questo perché Henri Cartier-Bresson e i suoi collaboratori decisero di espandere il loro raggio d’azione per non escludere nulla dall’obbiettivo della macchina fotografia. Bresson, in particolare, decise di approfondire la cultura e la vita orientale attraverso lunghi viaggi in Indonesia, Cina e India. Questa libertà d’azione fu la positiva conseguenza di non dover rispettare le regole editoriali tipiche dei giornali. Durante quest’esperienza Henri Cartier-Bresson scatta le fotografie che oggigiorno vengono ancora ricordate. Tra queste:

  • Da una Cina all’altra – 1952
  • Danza a Bali – 1954
  • Mosca – 1954
  • Viva la Francia – 1970
  • L’uomo e la macchina e il volto dell’Asia – 1972

“La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento dell’intuito e della spontaneità” Henri Cartier-Bresson

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